Poesia

    Rimpianta fanciullezza
Era mattino. La luce filtrava da quella porta piena di fessure, nella casa di pietra. Il pavimento con ciottoli disuguali, la scala appoggiata al pagliaio, e legato alla mangiatoia un asinello: un’atmosfera che sprigionava un odore pieno di ricordi, un raggio di sole intenso di pulviscolo mi svegliava, accarezzava il mio viso invitandomi a correre sui prati in cerca di farfalle e di grilli. Ora il cemento ha cancellato tutto. Sono rimasti soltanto i grilli che danzano nella mia mente con atteggiamenti frenetici. Una musica, ricca di motivi misteriosi, desta nell’animo mio una strana melodia che mi fa esistere ancora. Il vento mi trascina con sé tra il fieno, la paglia, le zagare, le rose e i gelsomini che non hanno cambiato colore. Ma dove hanno lasciato il profumo? Io sull’altalena mi dondolo con l’illusione di raggiungere te, mia rimpianta fanciullezza.
(G. B. Di Liberti)